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Attività
Raccontarsi - Pubblicazioni
 

Recensione pubblicata nell’Indice, marzo 2007
Una questione di responsabilità, di
Cristina Bracchi
FORME DELLA DIVERSITA' GENERE, PRECARIETA’ E
INTERCULTURA,
a
cura di Clotilde Barbarulli e Liana Borghi
pp. 314, € 22, Cuec, Cagliari 2006
Fidarsi dell'intelligenza che c'è nelle
emozioni e contare sulla dimensione affettiva
del pensiero è una delle sollecitazioni
intellettuali di Maria Zambrano, a cui il
Laboratorio di mediazione culturale
Raccontar(si) della Società italiana delle
letterate, fa riferimento con sempre maggiore
efficacia critica. Il volume Forme della
diversità, che raccoglie i contributi di due
appuntamenti annuali a Prato, segue i precedenti
Visioni insostenibili e Figure della
complessità, sempre a cura di Liana Borghi e
Clotilde Barbarulli, in un percorso di
riflessione tra genere e intercultura, in cui i
discorsi e le pratiche vanno nella direzione che
Giovanna Covi definisce "responsabilmente
impegnata".
Fare la cosa giusta, immaginare il mondo come lo
si vuole, costruire comunità proprio nel
contesto della precarietà soggettiva e sociale
contemporanea, tematizzata da Judith Butler in
Vite precarie (Meltemi, 2004), è
questione di responsabilità, che ci richiama
all’etica della letteratura. Amore, giustizia,
bellezza e soprattutto femminismo sono gli altri
concetti da attraversare per ripensare il vivere
associato, decostruirne i principi di guerra e
di violenza. Diversità (laboratorio 2004)
e Precarietà (laboratorio 2005) sono
momenti distinti ma relati di una strategia
della soggettività. Negli scenari postcoloniali,
neoliberisti, globalizzati, i saggi del volume
(numerosi, densi, utili), teorizzano (e
interrogano) soggetti politici complessi,
poetica delle relazioni, pedagogia della
differenza e pratiche di nuove cittadinanze che
nella relazione etica con l'altra/o, resistono
alla durezza e permanenza di una cultura che
connota ogni riferimento alla precarietà,
svuotandola delle potenzialità di mutamento, di
dissenso e critica. La letteratura, in questo
contesto, suscita politica, a cominciare dalle
domande irnportanti, che durante i laboratori
hanno preso forma, sul divenire, sulla
comparazione, sugli incroci, sul transgeder, sul
queer, sulla multicultura, la policultura,
l'intercultura, sulla sorellanza, sulla
comunità, sulla genealogia. Le scritture
migranti, in particolare, contenenti pensieri di
spostamento e di erranza, e i testi di confine
(Clotilde Barbarulli), suggeriscono la
dismisura, la diversità ritica e dicono della
propria diversità a chi legge più
consapevolmente, più responsabilmente. Le
scritture dell'esilio risignificano l'idca di
memoria e di nostalgia come risorsa (Monica
Farnetti). La dimensione narrativa può essere il
medium fra il testo e la pratica, fra il testo e
l'esperienza, può essere lo spazio della
ibridità, della discontinuità cui la prassi
laboratoriale di Villa Fiorelli dà sostanza.
L'esito che va oltre l’intelligenza dei testi e
dei contesti (in prevalenza del secondo
Novecento planetario) dà l'indicazione di una
politica culturale che nel porre domande alle
domande fa la differenza e persevera nel seguire
quella che Liana Borghi definisce
"insopprimibile visione". Che è poi, senza
allucinati idealismi, I'aspirazione a espandere
la produzione di "beni sociali" in alternativa
alla produzione di sole merci, cui è triste e
sciocco ridimensionare l'umano. Il laboratorio
del 2006, su Figur/azioni: genere, corpi,
intercultura, ha raccolto questa eredità.
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